{"id":64,"date":"2009-11-30T11:55:43","date_gmt":"2009-11-30T10:55:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.wtkg.it\/?p=64"},"modified":"2010-08-07T17:14:39","modified_gmt":"2010-08-07T16:14:39","slug":"quando-willy-divento-the-king","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.wtkg.it\/?p=64","title":{"rendered":"Quando Willy divent\u00f2 The King"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_62\" style=\"width: 510px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-62\" class=\"size-full wp-image-62\" title=\"targaW\" src=\"http:\/\/www.wtkg.it\/wp-content\/targaW.jpg\" alt=\"Willy The King consegna la targa al capitano Jack Zatti. Era la targa della sua automobile\" width=\"500\" height=\"363\" srcset=\"https:\/\/www.wtkg.it\/wp-content\/targaW.jpg 500w, https:\/\/www.wtkg.it\/wp-content\/targaW-300x217.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><p id=\"caption-attachment-62\" class=\"wp-caption-text\">Willy The King consegna la targa al capitano Jack Zatti. Era la targa della sua automobile<\/p><\/div>\n<p>Leggenda narra che il genitore di un promettente virgulto abbia avvicinato il professor Aza Nikolic alla fine di una seduta sui fondamentali per domandargli, con approccio discreto:  \u201cCome stanno andando i ragazzi?\u201d. Ovviamente il genitore si riferiva soprattutto al suo di ragazzi, ma l\u2019ha buttata un po\u2019 sul vago per non scoprire le carte. (&#8230;)<\/p>\n<p><!--more--><br \/>\n<div id=\"attachment_63\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-63\" class=\"size-medium wp-image-63\" title=\"Orfani 1992 Palyground Giardini Margherita\" src=\"http:\/\/www.wtkg.it\/wp-content\/Orfani-1992-Palyground-Giardini-Margherita-300x204.jpg\" alt=\"Willy era gi\u00e0 The King da un bel pezzo\" width=\"300\" height=\"204\" srcset=\"https:\/\/www.wtkg.it\/wp-content\/Orfani-1992-Palyground-Giardini-Margherita-300x204.jpg 300w, https:\/\/www.wtkg.it\/wp-content\/Orfani-1992-Palyground-Giardini-Margherita-1024x697.jpg 1024w, https:\/\/www.wtkg.it\/wp-content\/Orfani-1992-Palyground-Giardini-Margherita.jpg 1133w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><p id=\"caption-attachment-63\" class=\"wp-caption-text\">Willy era gi\u00e0 The King da un bel pezzo<\/p><\/div><\/p>\n<p>\u201cBene\u201d, rispose il grande Aza. \u201cPeccato, per\u00f2, che non siano orfani\u201d. Il professor Nikolic amava insegnare la pallacanestro ai giovani, ma amava un po\u2019 meno (molto meno, in verit\u00e0) i loro genitori. Soprattutto quelli pressanti, sempre presenti a partite e allenamenti, quelli insomma \u2013 ci siamo capiti \u2013 che nel figlio vedono la proiezione delle proprie ambizioni, o, peggio ancora, la rivalsa nei confronti di un destino cinico e barman. Per Alexander Nikolic, padre del basket slavo, la squadra ideale da allenare doveva essere composta da orfani. Probabilmente siamo nel campo della leggenda, ma come in tutte le leggende c\u2019\u00e8 un fondo di verit\u00e0. Per trovare riscontri \u00e8 sufficiente fermarsi tra il pubblico che assiste a manifestazioni giovanili di qualsiasi sport, curling incluso. Parole sante, professore! Anche i campioni non sono immuni dalla pressione affettuosa dei genitori: uno magari si figura che crescano liberi e selvaggi in qualche prateria, come i mustang che cavalcavano a pelo i pellerossa _ citazione rubata al Barone Gary Schull e al suo autobiografico 45 giri \u201cLa vita di Gary\u201d _ ma non \u00e8 esattamente cos\u00ec.<br \/>\nQuando Bonaccorsi giocava male, la madre lo lasciava senza cena. E suo padre, presente ad ogni allenamento, un giorno venne allontanato da coach Sacco dal Pala Allende di Livorno. Troppo stressante per il pittore pesarese: per creare tattiche, schemi e acqueforti aveva bisogno di olimpica tranquillit\u00e0.<br \/>\nNegli anni Novanta il basket esisteva ancora a Bologna. Non come oggi che ha preso piede soprattutto nell\u2019hinterland e naturalmente in provincia, da Imola a Casalecchio di Reno, passando per Ozzano e Castelmaggiore. E fu proprio in quei tempi di grande fervore cestistico e creativo che si materializz\u00f2 per miracolo il teorema Nikolic.<br \/>\nVenne al mondo una squadra di Orfani. Il professore era gi\u00e0 sulla sua nuvoletta, fumava paglie senza filtro e studiava una difesa sul pick and roll che avesse solide basi anche in paradiso dove i lunghi non mancano, ma sono sempre i piccoletti che ti fregano. Purtroppo per lui, non ebbe mai l\u2019occasione di vedere all\u2019opera il suo ideale di squadra in carne ed ossa. Gli Orfani nacquero quando il capitano Jack Zatti da Sasso Marconi, detto Striscio, dopo una secolare militanza in Fortitudo, fu ceduto a Montecatini col suo cane Baloo.<br \/>\nNon necessariamente si \u00e8 orfani di uno o pi\u00f9 genitori. Si pu\u00f2 essere orfani di un simbolo, di un segno di appartenenza, di un punto di riferimento. E Giacomo Zatti, il capitano, era tutto questo. Lo \u00e8 anche oggi che ha aperto un ristorante a Santo Domingo e ogni tanto si vede con Pierino Montecchi, ex socio in affari, che vive e lavora tra Miami e il Messico. Basti pensare che un giovane compaesano di Zatti, Davide Lamma, scende in campo col numero 9 in suo onore per comprendere il carisma del capitano.<br \/>\nBene inteso che la Fortitudo non rimase senza portabandiera, perch\u00e9 il capitano divenne Daniele Albertazzi detto Tazzi, il tesoriere della nostra magica associazione WTKG, e lo divenne a furor di popolo proprio per la storia di prima, quella dei punti fermi, perch\u00e9 in certi momenti ti aggrappi dove sai che la terra non frana. Se mi \u00e8 concessa una breve digressione personale, per me, cresciuto a Reggio Emilia e al palazzo di via Guasco dove molti anni dopo si sarebbe celebrato il Thanksgiving Teo dell\u2019Aquila, Tazzi era un incubo fin da quando giocava a San Lazzaro e poi Ferrara. Che sfide epiche contro Orazio Rustichelli. Per me, e chiudo la parentesi, arrivare a Bologna e avere Tazzi nella mia squadra \u00e8 stato un discreto sollievo.<br \/>\nQuando Zatti trasloc\u00f2 a Montecatini lasci\u00f2 sotto le Due Torri un vuoto incolmabile, \u00e8 vero.<br \/>\nI ragazzi non rimasero con le mani in mano: capitanati da Willy Boselli detto The King, non ancora titolare di un\u2019associazione a lui dedicata, bench\u00e9 titolare inamovibile nelle vite dei ragazzi, si inventarono il circolo degli Orfani. Il circolo di amici divenne un club di tifosi Fortitudo seguendo la vocazione e il corso naturale degli eventi, ma si trasform\u00f2 anche in una squadra di basket per il playground estivo ai Giardini Margherita che richiama sul cemento fior di campioni italiani e non che si cimentano alla pari con le stelle locali dei campetti. Micheal Ray Richardson detto Sugar contro Kareem Abdul Cantergiani detto Ciccio, \u00e8 uno dei piatti che passava la mensa appetitosa del nostro soul in the hole alla bolognese.<br \/>\nNel 1992 la squadra degli Orfani in cui militavano anche Micio Blasi e il Sindaco Max Aldi, fu la prima a indossare divise da gioco non col nome dietro la schiena, ma col soprannome. Molti anni pi\u00f9 tardi il patron di un club della cintura metropolitana, noto per avere molte idee, troppe addirittura e diciamo stravaganti, riprese pari pari questa intuizione cercando di impossessarsene. Non passa, direbbe Porellone, che sicuramente adesso star\u00e0 litigando con Nikolic. Diffidare delle imitazioni. Altri epigoni perfezionarono l\u2019idea ad uso e consumo delle spettatrici, presenti in gran numero al playground dei Giardini: dietro le sopramaglie stamparono direttamente il numero del telefono cellulare, senza nome n\u00e9 soprannome. Cos\u00ec, proiettati nel linguaggio binario.<br \/>\nAl club degli Orfani, che si riunivano il luned\u00ec sera da Max, osteria Du Madon all\u2019inizio di via San Vitale, dopo l\u2019incrocio con via Broccaindosso, avevano aderito anche due giocatori della Virtus, Moretti e Morandotti. Quando il loro presidente _ poi presidente del Bologna calcio, poi ancora candidato a sindaco e chiss\u00e0, magari prossimo candidato a vescovo_  lo venne a sapere, li diffid\u00f2 intimando loro diabbandonare quel convegno di eretici fortitudini con tanto di lettera ufficiale della societ\u00e0. Gi\u00e0 all\u2019epoca insomma si poteva intuire che il signore in questione avesse una vocazione naturale alla tolleranza e ad incarnare il ruolo che ha rivendicato nella recente campagna elettorale alle Amministrative: essere il sindaco di tutti.<br \/>\nTra gli iscritti agli Orfani c\u2019era anche Maurizio Ragazzi, all\u2019epoca guardia alla Benetton, ma la sua tessera venne stracciata e mangiata dal Generale dopo che Ragazzi, al termine di una rocambolesca partita tra la Effe e i Radicchi al Palaverde (naturalmente persa), rivolse affettuosamente il dito medio alla Fossa. Fu un episodio molto controverso: Ragazzi sostiene ancora oggi d\u2019essere stato frainteso (non \u00e8 l\u2019unico che lo sostiene quando fa o dice una cazzata), ribadisce che si trattasse dell\u2019indice, in segno di saluto e non del medio, ma nel dubbio il Generale la tessera del \u201cRiccio\u201d la mangi\u00f2 lo stesso. E a giudicare dalla sua espressione soddisfatta non doveva essere nemmeno male.<br \/>\nGli Orfani diedero vita pure a una fanzine (\u201dAnche di tabella vale\u201d), che non \u00e8 arrivata al decimo numero come tante iniziative editoriali dei giorni nostri, per\u00f2 ha saputo ugualmente lasciare il segno. In ogni caso la testata non godeva di sovvenzioni pubbliche, come \u201cIl Campanile\u201d di Mastella, pure avendo un numero maggiore di lettori.<br \/>\nMa il giorno della sublimazione dei sentimenti e dell\u2019assenza fu quando per la prima volta Giacomo Zatti venne a giocare a Piazza Azzarita da \u201cnemico\u201d. Arriv\u00f2 a Bologna la sera prima della partita. Zatti ottenne anche il permesso da Montecatini di venire con la sua auto, cos\u00ec avrebbe avuto la possibilit\u00e0 di andare direttamente a Sasso, dai genitori, il luned\u00ec, giornata tradizionalmente consacrata al riposo del guerriero. Naturalmente gli Orfani erano a conoscenza in tempo reale degli spostamenti del loro capitano. E quindi  all\u2019indomani, prima dell\u2019inizio della partita, mettendosi in coda agli altri club del tifo organizzato che premiarono Zatti con sciarpe e vari souvenir del cuore, consegnarono pure loro una targa per consacrare a imperitura memoria l\u2019evento.<br \/>\nVicino a Willy, il re del parterre, c\u2019era una qualificata rappresentanza di Orfani, da Ugo a Mag\u00f9, al Principe e non solo. Idealmente c\u2019era anche Black Nino Pellacani, che fisicamente non poteva esserci perch\u00e9 stava giocando da qualche altra parte. Ma la testa \u2013 giura chi ha assistito alla sua prestazione in quella giornata di campionato \u2013 era sicuramente a Bologna.<br \/>\nLanfranco Malagoli, detto \u201cIl Lungo\u201d, era lo speaker storico del palazzo a cui si deve un\u2019invenzione copiata in tutta Italia, sempre a proposito di idee: \u00e8 stato lui il primo, durante la presentazione delle squadre, a gridare il nome di battesimo dei giocatori biancobl\u00f9 lasciando al pubblico il compito di scandire in coro il cognome. Quella sera l\u2019enfasi del Lungo era particolarmente ricca di pathos.<br \/>\n\u201cAnche gli Orfani vogliono premiare Giacomo Zatti\u201d disse al microfono con la voce rotta dall\u2019emozione. \u201cGli consegnano una targa: la sua\u2026\u201d. In effetti era proprio la targa dell\u2019auto di Zatti che qualcuno dei ragazzi aveva staccato a sua insaputa la sera precedente. Per la cronaca la Fortitudo perse di cinque, 80-85, pur schierando sotto canestro il baluardo Cedro Hordges. Oggi Cedro fa il tassista perch\u00e9 evidentemente ama stare nel traffico, come dicono quelli di Sky. Gli Orfani sono sempre l\u00ec, invece, in devota attesa del loro capitano. Anche i ragazzi che facevano a sportellate al Garden Margherita stanno ancora sul pezzo, partita al sabato e allenamento il mercoled\u00ec sera. Continuano a battersi con ardore a tutto campo e, se possibile, anche oltre, come ai bei tempi, contro avversari italiani e stranieri. E la scorsa settimana, approfittando della sosta del campionato, hanno asfaltato due ucraine sui materassi del salto in alto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Leggenda narra che il genitore di un promettente virgulto abbia avvicinato il professor Aza Nikolic alla fine di una seduta sui fondamentali per domandargli, con approccio discreto: \u201cCome stanno andando i ragazzi?\u201d. Ovviamente il genitore si riferiva soprattutto al suo di ragazzi, ma l\u2019ha buttata un po\u2019 sul vago per non scoprire le carte. 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